Caporalato in Alta Val di Cecina: è urgente una risposta politica.

Un triste primato per la nostra provincia e per il comprensorio della Val di Cecina. Come da recenti notizie di stampa, i carabinieri del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro hanno condotto in porto lunghe indagini, al termine delle quali hanno denunciato due imprenditori agricoli per «sfruttamento delle condizioni di bisogno personali dei lavoratori» e per sfruttamento di manodopera clandestina. Gli sfruttati in questione erano braccianti provenienti da Paesi non comunitari, costretti a svolgere sino a 12-14 ore di lavoro al giorno, senza tutele, senza alloggi dignitosi. Pulivano stalle, raccoglievano frutta. Dormivano in stalle, nei territori dei Comuni di Monteverdi Marittimo e Pomarance. Uno dei braccianti sfruttati era stato reclutato in provincia di Livorno, in un centro di accoglienza per rifugiati. Abbiamo allertato, su tale vicenda, il segretario nazionale di Sinistra Italiana, deputato Nicola Fratoianni. Auspichiamo che l’aumento del personale messo a disposizione degli ispettorati del lavoro e dell’INPS, annunciato dal ministro Di Maio, produca i suoi effetti in termine di prevenzione e controllo. Ha ragione la deputata Cenni (PD): sostenere le imprese che erogano lavoro dignitoso in agricoltura è decisivo ed importante. Allo stesso tempo, tuttavia, è decisivo il controllo del territorio da esercitare con la mobilitazione delle organizzazioni sociali. La legalità democratica si salva quando si conferisce a tutti i lavoratori e le lavoratrici, anche se occasionali, del comparto agricolo parità di accesso alle offerte lavorative, tutele e dignità. Rileviamo che, ancora una volta, Ziello e la Lega hanno perso una buona occasione per dire qualcosa di sensato, preferendo il solito e ormai stucchevole assalto all’immigrazione. Come abbiamo proposto in molti consigli regionali, solo un sistema di collocamento pubblico impedisce ai cosiddetti “caporali” di reclutare, organizzare e trasportare forza lavoro sfruttata. Combattere lo sfruttamento, infatti, fa bene a tutta la società, integra nel comparto agricolo operatori tutelati e produce effetti positivi sul territorio. È possibile migliorare le forme di intermediazione pubblica, moltiplicare le intese tra Regione, Guardia di Finanza ed INPS, in modo tale che la filiera dell’agroalimentare non presenti nuove forme di schiavismo e che tali dispositivi migliori l’efficacia della legge contro il caporalato, attualmente non applicata in modo rigoroso ed uniforme sul territorio. Ringraziamo le forze dell’ordine e gli inquirenti per questa importante attività di controllo della legalità, esercitata con rigore e discrezione. Auspichiamo che le forze produttive della Val di Cecina, i tanti imprenditori coscienziosi e onesti, le istituzioni locali, le organizzazioni politiche e sociali vogliano esprimere parole chiare, contro il caporalato, per il lavoro buono e dignitoso.

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