Verso il nuovo governo. Sinistra Italiana: è l’occasione di una svolta!

Dopo la lunga crisi di governo, oggi il presidente incaricato Giuseppe Conte ha sciolto la riserva e presentato la lista dei ministri per il nuovo governo, espressione di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali. Si tratta dell’occasione di una svolta per l’intero Paese, come abbiamo definito in questo documento della nostra Direzione Nazionale.

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Pisa, scuole Agazzi: difendiamo la scuola e i servizi educativi.

Quando è emerso, al momento delle preiscrizioni, e a pochi giorni dalla scadenza dei termini, che la scelta per la classe dei tre anni della Scuola materna Agazzi era stata semplicemente, senza preavviso alcuno, tagliata, a difesa di quella Scuola, e dei diritti delle famiglie è nata rapidamente una mobilitazione, con assemblee indette dal Comitato di Quartiere dei Passi, e con la presenza della Rsu del Comune, dell’associazionismo produttivo, del Comitato di Gestione della Scuola stessa. Questa difesa della Scuola Agazzi, che perdendo una prima classe potrebbe essere condotta negli anni a ridursi o chiudere, nasce dal riconoscimento assai diffuso del valore educativo di quella esperienza, dal fornire un servizio esteso nell’arco della giornata, dall’essere la Scuola in un edificio e contesto favorevole, e in quartiere di periferia che come altri rischia di essere ulteriormente deprivato. Strada facendo, la mobilitazione ha avuto anche il sostegno del Coordinamento cittadino dei comitati di quartiere.  
Irremovibile però è apparsa, malgrado l’atteggiamento costruttivo di chi si è mobilitato, la Assessora Cardia, che, incalzata, e rimanendo del tutto chiusa alle proposte, prima tra tutte di rinviare il provvedimento di un anno, per meglio studiare i rimedi, ha finito per evidenziare che il vero motivo è banalmente economico, cioè sollevare il bilancio comunale dalla spesa di personale necessaria. Non sono più bloccate le assunzioni, ma si preferisce assumere solo ed esclusivamente in un settore. Dunque un ulteriore provvedimento di austerità contro le necessità delle giovani famiglie, un impoverimento di esperienze preziose che invece dovrebbero essere continuate, mancato sostegno alla occupazione e a servizi la cui efficienza è presupposto anche per la attrattività e quindi per la crescita produttiva della città. 
Nella giornata di ieri una delegazione del comitato era in Regione per verificare se vi fosse possibilità di un sostegno di quell’ente a favore di un progetto di continuità tra asilo nido e scuola materna (come avviene presso la Agazzi), quindi con l’obiettivo di portare qualcosa alla città, e una delegazione di genitori si incontrava con i capogruppo in Consiglio Comunale, alcuni dei quali hanno condiviso la richiesta di rinviare di un anno il provvedimento. Questo avrebbe richiesto una discussione in Consiglio Comunale, in urgenza, per poter stare nel termine del 31 gennaio. Messa ai voti in urgenza, la maggioranza leghista ha votato contro e questa discussione non si è potuta tenere. Nessuna urgenza ha voluto dire: nessun ascolto e nessun margine di accoglimento. 
La mobilitazione dei comitati e dei genitori prepara altre iniziative. La chiusura da parte di Sindaco e maggioranza leghista appare ancora più evidente e davvero curiosa se si considera che nel quartiere dei Passi (come in altri quartieri di periferia) al ballottaggio era stato proprio Conti a prevalere. Ma evidentemente non si vuole rispondere in positivo ai quartieri. La Amministrazione Conti sembra prediligere il non fare, o il disfare, piuttosto che governare attraverso una politica a favore di chi aveva dato loro mandato. Nelle assemblee popolari aperte nessun esponente leghista si è mai fatto vedere, anche solo per ascoltare o interloquire. 

Tre anni dopo, noi non dimentichiamo: vogliamo verità e giustizia per Giulio Regeni.


Sinistra Italiana aderisce e sostiene l’iniziativa che, a Pisa e in molte piazze d’Italia, è stata lanciata dai gruppi locali di Amnesty International e Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani. La morte di Giulio Regeni, nel gennaio del 2016, è ancora oggi oggetto di indagini senza esito, silenzi, scappatoie politiche. La ripresa delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’Egitto di Al-Sisi, condotta dai governi Renzi e Gentiloni e confermata dal governo Conte, non ha preso in carico in modo serio il nucleo essenziale di tale vicenda: una giovane vita di un ricercatore in formazione del nostro Paese, iscritto presso una università britannica e in soggiorno di studi, è stata spezzata e nessuna spiegazione concreta è stata fornita per le torture subite. Ci uniamo dunque alla famiglia Regeni, alle associazioni e movimenti che chiedono verità e giustizia. Il nostro parlamentare e segretario nazionale, Nicola Fratoianni, ha espresso in questi giorni la richiesta di una convocazione chiarificatrice al Ministero degli Esteri dell’ambasciatore egiziano in Italia, in considerazione dello stallo fattivo dell’inchiesta condotta dal procuratore Giuseppe Pignatone comunicato dal medesimo nell’audizione al Copasir il 15 gennaio. Cinque esponenti dei servizi segreti e della polizia egiziana sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma nessun tipo di collaborazione è pervenuta dal Cairo. I vicepresidenti del Consiglio e capi dei partiti di maggioranza, Salvini e Di Maio, hanno anzi sottolineato la necessità di confermare i buoni rapporti commerciali e di investimento con l’Egitto, senza esprimere interesse, in alcun modo, per possibili strumenti politici di pressione fattiva sul Cairo. Ecco il bluff della maggioranza di governo: parlare a vanvera di sovranità e nazione per dimenticare, alla prima curva e col peso dei meri interessi economici, un giovane dottorando torturato e ucciso, un membro di quella numerosa generazione di studiosi e studiose, lavoratrici e lavoratori che hanno preferito la migrazione per fornire un contributo alla ricchezza della loro società. Ci uniamo per questo alla richiesta di verità e giustizia e saremo in piazza, a Pisa e in Italia, per sostenere questa pressione pubblica e civile.

Pisa: l’intento dell’amministrazione comunale sulla moschea è discriminatorio verso la libertà di culto.

L’assemblea indetta dall’amministrazione comunale lunedi’ 14 gennaio ha messo sicuramente in chiaro quella che sono le intenzioni dell’amministrazione sulla Moschea e la pretestuosità e scarsa fondatezza delle motivazione addotte per la variante urbanistica proposta. Come è stato notato da vari interventi, le criticità addotte per escludere la Moschea in una zona marginale di Porta a Lucca sarebbero a maggior ragione motivo per sospendere il progetto dello Stadio-Centro commerciale previsto in una zona assai più centrale di Porta a Lucca. Nella nostra Costituzione, ma anche nella tradizione autentica della città, la libertà di culto è assicurata a tutte le professioni di fede. La comunità islamica è presente da decenni in città e si affianca alle molte altre professioni di fede che convivono e anche dialogano tra loro. Nei tempi recenti sul tema ha fatto affermazioni pubbliche inequivocabili contro ogni discriminazione l’arcivescovo di Pisa, e nella stessa assemblea ha preso la parola il pastore valdese Daniele Bouchard. L’amministrazione non ha nemmeno avuto la cortesia, istituzionale e umana, di invitare l’imam della comunità islamica, diretto interessato. Si costruiscono così inutili tensioni tra cittadini e cittadini e si lavora per la insicurezza. Soprattutto, l’intento dell’amministrazione, che prevede l’esproprio, mentre la proprietà giustamente ricorrerà chiedendo i danni, aprirà un lungo, inutile, contenzioso che potrebbe anche mettere a rischio le casse del Comune e le tasche dei cittadini. Nella stessa assemblea è del resto emersa una proposta molto chiara: se è vero che i motivi addotti dall’amministrazione per la Variante hanno fondamento, si apra un negoziato trasparente con la comunità islamica, si individui una nuova area tra quelle previste per edifici di culto, e si chiuda una volta per tutte questa questione. La comunità islamica ha detto subito sì, il Sindaco, ripetutamente sollecitato, non ha ritenuto di prender impegni nè di tenere aperta quella prospettiva, eliminando così ogni dubbio sulla palese pretestuosità delle motivazioni e sugli intenti discriminatori della Amministrazione. Pisa non merita di essere conosciuta come luogo di discriminazione, perchè la sua storia e la sua vocazione dicono assai diversamente. L’amministrazione si rivela prigioniera dei suoi stessi pregiudizi e spende tempo ed energie per non fare o per disfare. Tanto, invece, ci sarebbe da fare, ma non viene fatto. 

Pisa, la giunta decide l’uscita dalla rete READY. Sosteniamo la mobilitazione lanciata da ArciGay.

A seguito della decisione della giunta comunale di uscire dalla rete READY contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, abbiamo deciso la sostenere la mobilitazione pubblica che vedrà un momento di piazza domani, martedi’ 13 novembre, alle ore 16 sotto il Comune di Pisa, piazza XX settembre! 

QUI la dichiarazione di sostegno alla mobilitazione del nostro segretario provinciale.

Il nostro sostegno alle mobilitazioni del 10 novembre.

Pubblichiamo e rilanciamo un testo preparato con alcuni compagni dei territori di Sinistra Italiana. La nostra comunità, come indicato da Nicola Fratoianni oggi, aderisce alle manifestazioni del 10 novembre contro il razzismo: oltre a questo e a rimarcare il nostro sostegno alle piazze che in tutta Italia si radunano contro il DDL Pillon, coltiviamo l’auspicio che sia occasione davvero politica e ri-costituente. 

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Solidali con lo sciopero dei lavoratori dei servizi esternalizzati SNS e Sant’Anna.

Siamo solidali con i lavoratori e le lavoratrici dei servizi di portineria, mensa, pulizia e biblioteca della Scuola Normale Superiore e della Scuola Superiore Sant’Anna. Si tratta di servizi esternalizzati, soggetti ad un capitolato d’appalto ove, malgrado le rassicurazioni dello scorso anno della parte datoriale, non appare la clausola di salvaguardia occupazionale (“clausola sociale”) prevista dal CCNL di riferimento del comparto. Fare riferimento alla sola normativa vigente significa applicare il Jobs Act, rendere insicuro il lavoro e instabile la vita delle persone. La mobilitazione, convocata da Filcams CGIL e Cobas Lavoro Privato, segue oltre un anno di vertenza sostenuta anche da appelli del personale interno della Scuola Normale Superiore e si poggia sul bisogno, da parte di circa 200 lavoratrici e lavoratori degli appalti, di ottenere concreto riconoscimento. Assimilare tali servizi in appalto a quelli essenziali – come quelli ospedalieri – costituisce un errore, funzionale a restringere il diritto di sciopero e di mobilitazione. A tale condizione si associano i ritardi nei pagamenti degli stipendi al personale delle mese e ad ordini di servizio del personale delle biblioteche che allungano i tempi di lavoro sino ad 11, se non proprio 12 ore di lavoro.
L’agitazione collettiva ha visto la partecipazione di allievi e dottorandi e si è svolta prima della celebrazione dei 208 anni dalla fondazione della Scuola Normale: segno della richiesta pubblica di attenzione che le parti sociali chiedono ai vertici istituzionali. Entrambe le Scuole hanno ricevuto ulteriore attestazione del proprio straordinario livello formativo con l’inserimento nei primi 200 posti della classifica internazionale Higher Education World University Rankings 2019.
A tal proposito ricordiamo come l’eccellenza sia il prodotto di numerosi fattori: produzione scientifica, spazi per la formazione e lo studio, disponibilità di fondi pubblici, qualità del lavoro dell’intera comunità accademica. Sollecitiamo proprio su questo una risposta delle Scuole, protagoniste della federazione con lo IUSS di Pavia: se la qualità del lavoro è un parametro per l’eccellenza, è giusto rispondere alle sollecitazioni che questi professionisti stanno svolgendo, ormai, da diverso tempo. Riconoscere dignità al lavoro dei servizi in appalto, inoltre, significa evitare che quasi 200 persone finiscano in un limbo in cui la vita materiale diventa instabile, precaria. Riteniamo altresì che tale vicenda possa costituire, come avvenuto per altre Università e per numerose istituzioni pubbliche, un elemento per ripensare il rapporto con i servizi esternalizzati: non si tratta di figure occasionali degli Atenei, ma persone che costituiscono riferimenti essenziali per l’attività ordinaria di docenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi e allievi, di accademici invitati dall’estero e dall’Italia.
Noi non siamo indifferenti alla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, che sosterremo nelle piazze e in ogni sede istituzionale possibile, con spirito di solidarietà piena e con l’auspicio dell’unificazione delle lotte sociali di tutti i soggetti privati di dignità nel lavoro.