Rotte dell’Europa, terza tappa: conoscenza e cultura per un’agenda alternativa.

Si svolgerà nell’ex Cinema Lumière, vicolo del Tidi 6, a Pisa, la terza tappa del percorso Rotte dell’Europa. Consapevole della necessità di delineare un’agenda politico-programmatica di vasto e serio respiro in direzione dell’appuntamento elettorale europeo, Sinistra Italiana mette nuovamente a disposizione uno spazio aperto di confronto. Dopo i dialoghi dedicati a democrazia e sovranità, lavoro e disuguaglianze, il dibattito sulla conoscenza e sulla cultura va incontro al cuore stesso della storia della nostra città.

Il dialogo si svolgerà martedi’ 5 febbraio alle ore 21:00 e vedrà la partecipazione dei seguenti relatori: Tomaso Montanari, storico dell’arte formatosi nella Scuola Normale Superiore e nella nostra università, docente ordinario presso l’Università per Stranieri di Siena; Rocco Alessio Albanese, avvocato, assegnista di ricerca presso l’Università di Torino, con un importante passato recente nel senato accademico dell’Ateneo pisano come rappresentante studentesco; Claudia Pratelli, assessora all’istruzione della giunta del III Municipio di Roma Capitale, già dirigente della FLC CGIL.

“Il dibattito – spiega Ettore Bucci, segretario di SI – verterà sul nesso tra cultura e cittadinanza alla luce degli inattuati principi costituzionali, sulla loro attuazione nel contesto dell’Europa politica del nostro tempo. Conoscenza e cultura costituiscono un patrimonio indiscutibile del nostro territorio: la ricchezza intellettuale e materiale frutto della presenza dell’Università di Pisa e delle Scuole Superiori rende Pisa uno spazio di relazione unico. Allo stesso tempo, istituzioni culturali e sistemi di istruzione necessitano di cura autentica, politiche di lungo respiro, finanziamenti pubblici appropriati: la mobilitazione delle studentesse e degli studenti, le loro occupazioni, cosi’ come la richiesta di attenzione rivolta all’opinione pubblica dalla Biblioteca Franco Serantini in queste settimane parlano di istituti in sofferenza, da troppo tempo. Se la cultura e la conoscenza soffrono, ne soffre l’intera società, ne soffre la maturità della democrazia, ne soffre la possibilità di riscatto collettiva di chi frequenta quei luoghi. Per tale ragione, sia a livello locale che transnazionale, serve un’alternativa”.

Pisa, scuole Agazzi: difendiamo la scuola e i servizi educativi.

Quando è emerso, al momento delle preiscrizioni, e a pochi giorni dalla scadenza dei termini, che la scelta per la classe dei tre anni della Scuola materna Agazzi era stata semplicemente, senza preavviso alcuno, tagliata, a difesa di quella Scuola, e dei diritti delle famiglie è nata rapidamente una mobilitazione, con assemblee indette dal Comitato di Quartiere dei Passi, e con la presenza della Rsu del Comune, dell’associazionismo produttivo, del Comitato di Gestione della Scuola stessa. Questa difesa della Scuola Agazzi, che perdendo una prima classe potrebbe essere condotta negli anni a ridursi o chiudere, nasce dal riconoscimento assai diffuso del valore educativo di quella esperienza, dal fornire un servizio esteso nell’arco della giornata, dall’essere la Scuola in un edificio e contesto favorevole, e in quartiere di periferia che come altri rischia di essere ulteriormente deprivato. Strada facendo, la mobilitazione ha avuto anche il sostegno del Coordinamento cittadino dei comitati di quartiere.  
Irremovibile però è apparsa, malgrado l’atteggiamento costruttivo di chi si è mobilitato, la Assessora Cardia, che, incalzata, e rimanendo del tutto chiusa alle proposte, prima tra tutte di rinviare il provvedimento di un anno, per meglio studiare i rimedi, ha finito per evidenziare che il vero motivo è banalmente economico, cioè sollevare il bilancio comunale dalla spesa di personale necessaria. Non sono più bloccate le assunzioni, ma si preferisce assumere solo ed esclusivamente in un settore. Dunque un ulteriore provvedimento di austerità contro le necessità delle giovani famiglie, un impoverimento di esperienze preziose che invece dovrebbero essere continuate, mancato sostegno alla occupazione e a servizi la cui efficienza è presupposto anche per la attrattività e quindi per la crescita produttiva della città. 
Nella giornata di ieri una delegazione del comitato era in Regione per verificare se vi fosse possibilità di un sostegno di quell’ente a favore di un progetto di continuità tra asilo nido e scuola materna (come avviene presso la Agazzi), quindi con l’obiettivo di portare qualcosa alla città, e una delegazione di genitori si incontrava con i capogruppo in Consiglio Comunale, alcuni dei quali hanno condiviso la richiesta di rinviare di un anno il provvedimento. Questo avrebbe richiesto una discussione in Consiglio Comunale, in urgenza, per poter stare nel termine del 31 gennaio. Messa ai voti in urgenza, la maggioranza leghista ha votato contro e questa discussione non si è potuta tenere. Nessuna urgenza ha voluto dire: nessun ascolto e nessun margine di accoglimento. 
La mobilitazione dei comitati e dei genitori prepara altre iniziative. La chiusura da parte di Sindaco e maggioranza leghista appare ancora più evidente e davvero curiosa se si considera che nel quartiere dei Passi (come in altri quartieri di periferia) al ballottaggio era stato proprio Conti a prevalere. Ma evidentemente non si vuole rispondere in positivo ai quartieri. La Amministrazione Conti sembra prediligere il non fare, o il disfare, piuttosto che governare attraverso una politica a favore di chi aveva dato loro mandato. Nelle assemblee popolari aperte nessun esponente leghista si è mai fatto vedere, anche solo per ascoltare o interloquire. 

Pisa, la piazza delle studentesse e degli studenti va ascoltata.

La mobilitazione delle studentesse e degli studenti non si ferma e oggi, a Pisa, conosce una nuova tappa. Con il corteo pubblico cittadino, gli allievi del Liceo Russoli, dell’Istituto Da Vinci – Fascetti e del Santoni hanno espresso ancora una volta il proprio robusto disagio per le condizioni problematiche in cui si svolgono le lezioni nelle proprie aule scolastiche, in pieno inverno. Si tratta di un nuovo momento di una campagna di lotta iniziata in ottobre con le occupazioni del Liceo artistico, del Carducci, del Galilei-Pacinotti. La piazza pubblica e il blocco della didattica sono gli strumenti con cui, in modo corretto e condivisibile, studentesse e studenti criticano l’assenza di riscaldamento negli istituti scolastici, i mancati investimenti nelle infrastrutture e, quindi, nella dignità dell’istruzione pubblica. Mentre il Comune di Pisa si occupa di scuola solo quando ci vuole appendere crocifissi, fare presepi o ascoltare canti tradizionali natalizi, le nuove generazioni, il personale ATA e il corpo delle insegnanti e degli insegnanti sono costretti da sin troppo tempo in condizioni sfavorevoli.

Il disagio è lo stesso che, a Livorno, ha visto qualche giorno fa la discesa in piazza di migliaia di cittadine e cittadini. Prima gli studenti e le studentesse del Liceo Enriques, poi le altre scuole e tutte le componenti, hanno sollecitato una presa in carico del problema dell’edilizia scolastica e della messa a norma dei plessi didattici. Sosteniamo tali mobilitazioni poiché si tratta di ferite aperte, sia sul nostro territorio che a livello nazionale, come dimostra ad esempio la mobilitazione unitaria dei sindacati per l’emergenza freddo nelle scuole della Capitale. Sinistra Italiana si unisce alla alla voce delle studentesse e degli studenti, delle lavoratrici e dei lavoratori, del corpo docente, affinché ci siano concrete risposte da parte degli Enti competenti, a beneficio della vivibilità complessiva delle comunità educanti del nostro territorio. Sappiamo bene dei problemi di sotto-finanziamento della Provincia, frutto di anni di retorica antipolitica inutile e vergognosa di cui la c.d. legge Delrio è solo il prodotto ultimo, tuttavia a maggior ragione sarebbe importante una presa di posizione del presidente Massimiliano Angori. Servono infatti risposte concrete da parte dello Stato in termini di finanziamento e di ascolto autentico delle componenti. Abbiamo già assistito qualche mese fa ad un imbarazzante teatrino via streaming in cui Luigi Di Maio – e non il ministro effettivamente incaricato, Bussetti – solo dopo le mobilitazioni di piazza provava a fornire vaghe rassicurazioni agli studenti medi e universitari. Impegni poi disattesi nella legge di Stabilità, a conferma della svalutazione della centralità dell’istruzione pubblica e di qualità anche da parte delle forze politiche del cosiddetto “cambiamento”. Laddove, poi, si confermasse la scelta dell’autonomia differenziata e della regionalizzazione del comparto, si andrebbe ad allargare un divario sociale gravissimo nel nostro Paese. Dopo la Buona S(c)ola del renzismo, se questo è il nuovo “cambiaverso” offerto alle nostre scuole, è più che giusta la discesa in piazza e il sostegno al dissenso degli studenti e delle studentesse.