Sanità pubblica e diritto alla salute in Alta Val di Cecina e a Volterra: a che punto siamo? Proponiamo una discussione.

Abbiamo recepito con preoccupazione le notizie che le assemblee pubbliche ultime indette dal Comune di Volterra hanno avuto modo di rilevare: nell’incontro con le mamme dell’Alta Val di Cecina e gli operatori sanitari del territorio, è stato rilevato come la piena ed efficace attuazione del protocollo sul servizio pediatrico siglato in agosto 2018 tra sindaci, ASL e Regione Toscana sia ancora da prodursi. Emergono criticità, in particolare, circa il mantenimento dei servizi pubblici, la garanzia per disporre nel fine settimana della pediatria, una soluzione per rendere stabile una presenza nell’arco di tutta la giornata di personale medico nel presidio ospedaliero di Volterra. Condividiamo l’appello espresso dal sindaco Marco Buselli sul bisogno per i nostri concittadini e concittadine di implementare l’accordo con la Regione, anche a tutela dell’impegno degli operatori del presidio stesso, del centro di riabilitazione Auxilium Vitae e di tutta la vasta rete di lavoratrici e lavoratori del comparto. Confermiamo le riflessioni espresse durante la mobilitazione per il diritto alla salute e alla sanità pubblica in alta val di Cecina: della diminuzione dei fondi, specie pubblici (l’anno scorso la spesa pubblica in sanità riguardava il 6.7% sul prodotto interno lordo nazionale, che diventa 8.9 con la somma della spesa privata, in aumento rispetto a quella pubblica), ne fanno le spese i cittadini tutti, che vedono ridursi ancora di più la possibilità di accesso alle cure. Ci sarebbe bisogno invece di incentivare le risorse e l’efficacia, per affrontare un contesto la cui popolazione invecchia. È necessario investire risorse territoriali nel sistema socio-sanitario, nella medicina generale, nelle attività consultoriali. Avremmo bisogno di ripartire da un piano di prevenzione in salute, sui luoghi di lavoro, a scuola, sugli stili di vita, ancorato ai nostri comprensori infra-provinciali e alle reti di Comuni. Continuiamo, invece, a vivere in una sanità che, anche nei nostri territori, arranca dietro tagli proposti coi nomi rassicuranti di ‘appropriatezza’ o ‘razionalizzazione’. Gli operatori, spesso con rapporti di lavoro precario e dall’età media fra le più alte d’Europa, sono lasciati soli: manca il turnover, non si rispettano i turni di riposo. Costruire politiche alternative è quindi possibile a partire dalle vertenze dei nostri territori, come in alta val di Cecina: per questo Sinistra Italiana conferma il suo impegno per provare ad unire esperti del settore, rappresentanti di organizzazioni sociali e sindacali, amministratori, forze politiche. Abbiamo chiesto ed ottenuto che il gruppo Sì Toscana a Sinistra (Paolo Sarti, in particolare, medico e consigliere regionale della Toscana) assumesse tali preoccupazioni con una interrogazione in consiglio regionale funzionale a fare chiarezza, per affrontare con serietà i problemi e definire le opportunità di sviluppo delle tutele della salute nei nostri Comuni.

Caporalato in Alta Val di Cecina: è urgente una risposta politica.

Un triste primato per la nostra provincia e per il comprensorio della Val di Cecina. Come da recenti notizie di stampa, i carabinieri del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro hanno condotto in porto lunghe indagini, al termine delle quali hanno denunciato due imprenditori agricoli per «sfruttamento delle condizioni di bisogno personali dei lavoratori» e per sfruttamento di manodopera clandestina. Gli sfruttati in questione erano braccianti provenienti da Paesi non comunitari, costretti a svolgere sino a 12-14 ore di lavoro al giorno, senza tutele, senza alloggi dignitosi. Pulivano stalle, raccoglievano frutta. Dormivano in stalle, nei territori dei Comuni di Monteverdi Marittimo e Pomarance. Uno dei braccianti sfruttati era stato reclutato in provincia di Livorno, in un centro di accoglienza per rifugiati. Abbiamo allertato, su tale vicenda, il segretario nazionale di Sinistra Italiana, deputato Nicola Fratoianni. Auspichiamo che l’aumento del personale messo a disposizione degli ispettorati del lavoro e dell’INPS, annunciato dal ministro Di Maio, produca i suoi effetti in termine di prevenzione e controllo. Ha ragione la deputata Cenni (PD): sostenere le imprese che erogano lavoro dignitoso in agricoltura è decisivo ed importante. Allo stesso tempo, tuttavia, è decisivo il controllo del territorio da esercitare con la mobilitazione delle organizzazioni sociali. La legalità democratica si salva quando si conferisce a tutti i lavoratori e le lavoratrici, anche se occasionali, del comparto agricolo parità di accesso alle offerte lavorative, tutele e dignità. Rileviamo che, ancora una volta, Ziello e la Lega hanno perso una buona occasione per dire qualcosa di sensato, preferendo il solito e ormai stucchevole assalto all’immigrazione. Come abbiamo proposto in molti consigli regionali, solo un sistema di collocamento pubblico impedisce ai cosiddetti “caporali” di reclutare, organizzare e trasportare forza lavoro sfruttata. Combattere lo sfruttamento, infatti, fa bene a tutta la società, integra nel comparto agricolo operatori tutelati e produce effetti positivi sul territorio. È possibile migliorare le forme di intermediazione pubblica, moltiplicare le intese tra Regione, Guardia di Finanza ed INPS, in modo tale che la filiera dell’agroalimentare non presenti nuove forme di schiavismo e che tali dispositivi migliori l’efficacia della legge contro il caporalato, attualmente non applicata in modo rigoroso ed uniforme sul territorio. Ringraziamo le forze dell’ordine e gli inquirenti per questa importante attività di controllo della legalità, esercitata con rigore e discrezione. Auspichiamo che le forze produttive della Val di Cecina, i tanti imprenditori coscienziosi e onesti, le istituzioni locali, le organizzazioni politiche e sociali vogliano esprimere parole chiare, contro il caporalato, per il lavoro buono e dignitoso.

Per il lavoro, l’energia rinnovabile, l’ambiente: Sinistra Italiana il 1° dicembre a Larderello.

Sabato 1 dicembre si svolge a Larderello una manifestazione centrale per il  lavoro nel comprensorio dell’alta val di Cecina, ma soprattutto per un’idea di sostenibilità delle energie e dello sviluppo. Sinistra Italiana aderisce all’iniziativa ed esprime il proprio sostegno.

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Verso le elezioni provinciali: una lettera aperta di Sinistra Italiana.

Il 31 ottobre si svolgeranno le elezioni per individuare il presidente della Provincia di Pisa. A tale appuntamento potranno prendere parte i soli consiglieri comunali, che potranno eleggere il nuovo presidente o la nuova presidente solo tra i sindaci il cui mandato non sia in scadenza nei prossimi 18 mesi. A regolare tale istituzione locali, ormai da diversi anni, è la c.d. Legge Delrio. Trattandosi di un’elezione di secondo livello, siamo consapevoli che non sia proprio la prima questione politica trattata dall’attualità. Siamo tuttavia consapevoli che tale evento possa essere un momento per discutere di democrazia, rappresentanza dei cittadini, autonomie locali. L’esecutivo provinciale di Sinistra Italiana di Pisa ha preparato una lettera aperta che rivolgiamo ai consiglieri e alle consigliere comunali, ai sindaci e alle forze politiche della sinistra e delle liste di cittadinanza che si riconoscono in valori progressivi e di alternativa. Confidiamo possa essere uno strumento, pur nel limite dell’appuntamento, per esprimere elementi di proposta politica.

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Toscana Energia, storia di una privatizzazione estiva. Quale destino per i servizi pubblici?

Con le modifiche stabilite lo scorso 28 giugno dall’assemblea dei soci, Toscana Energia ha deliberato alcune modifiche allo statuto, lasciando strada libera al controllo della società all’attuale socio privato, Italgas. Pur disponendo di oltre il 50% del capitale e malgrado le rimostranze di molti sindaci ed amministratori, parte degli enti pubblici (Comuni e Province della nostra regione) ha scelto la strada della privatizzazione.
Toscana Energia è azienda che s’impegna ogni giorno nella distribuzione di gas per moltissimi cittadine e cittadini della nostra regione, con efficacia e capacità di tenere assieme interesse pubblico e generazione di utili. Tuttavia diventerà privata, nel silenzio inevitabile dell’estate politica.
Italgas, la società impegnata nel rastrellamento delle azioni ed attuale titolare del 48% del capitale di Toscana Energia, si è separata consensualmente nel novembre 2016 da SNAM, quotandosi in borsa e presentando un piano strategico per il 2018-2024 in cui è centrale l’aumento della percentuale di mercato dell’energia nazionale da controllare. L’operazione è avvenuta sotto il controllo della Cassa Depositi e Prestiti: segnale ulteriore dell’abbandono, da parte di molte realtà produttive ed efficienti del nostro Paese emerse come aziende statali, del principio di utilità pubblica. L’abbandono fattivo della natura pubblica di tali enti è fatto nel segno della ricerca del profitto privato. Il vantaggio per le aziende è duplice, come ha raccontato il Sole 24 Ore: da un lato, SNAM si è liberata dell’attività no core della distribuzione per interessarsi al trasporto del metano, mentre Italgas si è staccata dalla controllante per ampliare la sua influenza nella vendita.
L’acquisizione di Toscana Energia avviene in questa prospettiva generale, con la partecipazione attiva di Comuni gestiti sia dalla destra (Pistoia) che dal Partito Democratico (Firenze). Una privatizzazione bipartisan, potremmo dire. Consideriamo importante che ci siano state parti politiche, sinistra (come Tommaso Grassi a Firenze) ed esponenti dello stesso centrosinistra (sindaci della provincia pisana) che abbiano combattuto tale prospettiva. Ci rammarichiamo, tuttavia, del fatto che sette comuni della Valdera, inizialmente sostenitori della prospettiva pubblica, abbiano scelto di adeguarsi di fatto al nuovo indirizzo, dichiarando la recessione dalla partecipazione al capitale di Toscana Energia. Tali sindaci hanno dichiarato di scegliere “il male minore”, consapevoli dell’assenza di un ruolo strategico in una società a prevalente capitale privato. Applicando tale riflessione, tuttavia, il Comune di Pisa avrebbe dovuto dismettere le sue quote in Toscana Aeroporti.
In generale, osserviamo che ci si adegua ad indirizzi comuni a tutti gli ultimi governi e maggioranze parlamentari del decennio: la preferenza per il privato, la ricerca del profitto, l’abbandono della prospettiva pubblica come luogo per determinare le scelte in materia di energia e servizi al cittadino. Il tutto in un contesto di aumento continuo e costante delle tariffe per gli utenti.
Chiediamo al Comune di Pisa di esprimere con chiarezza il profilo politico che s’intende dare alla propria partecipazione in Toscana Energia. Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai lavoratori che oggi, lunedì 30 luglio, hanno promosso uno sciopero: in questa fase di passaggio è quantomai necessario dare risposte concrete sul destino professionale dei dipendenti dell’azienda.
Ha ragione il sindaco di Camaiore quando, dalle colonne del Tirreno, lancia un avvertimento, valido anche per la vicenda in esame: a fronte della proliferazione di ATO e privatizzazioni senza controllo democratico, bisogna conferire alle Province, con organi eletti direttamente dai cittadini, poteri di controllo sui servizi pubblici intercomunali. Come detto anche dai sindacati, gli enti locali devono poter disporre di strumenti reali per tutelare gli interessi dei cittadini.